Mag 29 2010
PARCO MEDIAPOLIS: FANFALUCHE E VERITÀ
La settimana scorsa alcuni giornali locali hanno riferito in merito alle dichiarazioni rese da Alfredo Villa, amministratore delegato della lombardo-londinese Brainspark scl che ha acquisito al 51% il controllo sulla società Mediapolis (http://www.brainspark.com/).
Una scalata tutt’altro che contrastata, considerando che persino il previsto aumento di capitale della Società Mediapolis è fallito lo scorso anno dopo la diserzione del Consorzio Cooperative Costruttori di Bologna che, fiutata l’aria, ha pensato bene di non buttare a mare i 10 milioni che si erano impegnati a conferire per assicurarsi l’esecuzione dei lavori (cfr. il comunicato delle associazioni ambientaliste del 9 febbraio scorso).
E scarsa o nulla è stata anche la risposta degli investitori locali che, evidentemente, a loro volta cominciano ad avvertire puzza di bruciato.
Ciò nonostante Villa ha ostentato ottimismo e ha dichiarato: «Quello dei parchi a tema è un settore dalla redditività molto alta, perché la spesa delle famiglie per il divertimento è cambiata, viene investita in periodi più brevi e con dei costi ridotti. Il parco a tema risponde proprio a questa necessità». Le parole di sempre, insomma, benché ripetute in un contesto stravolto da una recessione economica che determinerà una sempre maggiore contrazione della domanda di beni voluttuari. Così, mentre il paese è in ginocchio, Villa ignora l’esistenza di problemi e, imperterrito, continua a dipingerci il boom della felicità.
Incoscienza? Difficile crederlo. Più opportuno dire di specchietti per allodole ad uso e consumo di chi si accontenta di parole rassicuranti ostinandosi a non tener conto di dati concreti. Come quelli prodotti dallo stesso Villa relativamente agli investimenti della Società.
L’A.D. di Brainspark dice infatti che per la realizzazione del progetto è oggi prevista una spesa di 200 milioni, mentre fino un anno fa – al tempo della sottoscrizione dello sciagurato accordo di programma tra Società, Regione e Provincia – si diceva di 450. Il che già la dice lunga sull’organicità del progetto stesso. Tuttavia – ed è la cosa che più conta – è ancora buio totale in merito a chi procurerebbe il pur dimezzato capitale occorrente.
Ma ancora più eloquente è un’altra cifra prodotta dal finanziere e relativa al valore dei terreni. Si ricorderà che prima dell’approvazione dell’accordo di programma il valore di mercato dell’area interessata (600.000 mq di terreno seminativo) era sì e no di un milione di euro; tuttavia, in previsione del cambiamento di destinazione d’uso, già nel 2008 la stima di valore prodotta dal bilancio della Società era di 11.627.024. Bene, oggi Villa parla di 50 milioni. La qual cosa significa che, senza che la Società abbia fino a oggi mosso un solo mattone, l’incremento di valore dei terreni è stato pari al 5000% (sissignori, cinquemila per cento).
Risultato apparentemente strabiliante, soprattutto in questo periodo di vacche magre. E invece la cosa non ci sorprende e semplicemente conferma quanto più volte abbiamo denunciato da ormai tre anni a questa parte: il progetto del parco Mediapolis è nulla più di una ben congegnata speculazione edilizia. Dalle imponenti dimensioni. Una speculazione consentita dall’irresponsabilità o collusione di amministratori che hanno sottoscritto un accordo di programma senza porre condizioni e soprattutto senza accertare la concretezza di quelle prospettive occupazionali che hanno permesso la rimozione di vincoli da un’area che la Commissione Urbanistica Regionale aveva dichiarata “inedificata e inedificabile”.
Previsioni per il futuro? difficili, senza la sfera di cristallo, tuttavia qualche ipotesi si potrebbe azzardare. Personalmente credo che il cantiere potrebbe essere aperto, anche presto. Per poi chiudere dopo l’avvenuta compromissione dell’area e la realizzazione da parte della Provincia delle opere infrastrutturali (oltre 6 milioni di pubblico denaro). Dopodiché non mi sembra peregrina l’ipotesi di una cessione dell’area, verosimilmente lottizzata, ai migliori offerenti.
Eccesso di pessimismo? ammettiamolo, in via di ipotesi. Ma sarebbe ben più grave e irresponsabile coltivare un ottimismo fondato su parole e speranze invece che su dati di fatto. Anche perché per i molti Canavesani che ancora si attendono da Mediapolis un posto di lavoro la disillusione sarebbe davvero crudele.
Per questo è tempo che Provincia e Regione non indugino un momento di più nel chiedere alla Società chiarezza sul suo stato e sul suo operato. Non fidandosi delle sole parole.
BEPPE GILLIO
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