Apr 01 2010
REPLICA A UN GIOVANE “VECCHIO”
Leggo su Localport le parole stizzite di Andrea Benedino che restituisce a Grillo il celebre “Vaffa”. Non lo conosco personalmente, ma so che è un politico giovane, trentacinquenne se non sbaglio. Giovane anagraficamente, benché straordinariamente vecchio politicamente, come il suo PD.
Il mondo gli sta girando attorno e non se ne accorge, così tenta un’analisi del voto non solo impastata di eccessiva emotività e di logore battute, ma usando lenti assai screpolate dagli anni.
E non capisce o non vuole capire.
Non capisce in primo luogo che il voto dato alla Lista 5 Stelle non è necessariamente “rubato” alla sinistra e che, anzi, senza questa possibilità di voto una buona parte dei nostri elettori non si sarebbe neppure recata alla urne (e poi, pensando ai voti in termini di gelosa proprietà, sarebbe un po’ come se noi ci incazzassimo perché diversi nostri amici ci hanno detto di aver votato Bresso, con sofferenza, quando il loro cuore era con noi… ma vivaddio siamo ancora in un paese ove ognuno è libero di fare le sue scelte!).
E quindi Benedino dovrebbe spiegare per quale ragione il nostro 4% è più importante del 35.6% di piemontesi astensionisti. Dopodiché, magari, perché tanti elettori hanno disertato le urne.
Ma non è solo in questo caso che il nostro fustigatore guarda al dito e non vede il cielo. Infatti lo preoccupa che alla guida della Regione ci sia “una formazione politica xenofoba” ancor più del fatto che la metà dei piemontesi la condivida. Che è problema di rilevanza sociale e culturale enorme, non esorcizzabile con il solo spostamento di uno 0.4% di voti da uno schieramento all’altro.
Soltanto continuando a ragionare in termini di poltrone, piuttosto che di civiltà, si può affrontare questo tema in modo tanto sterile.
Aggiunge Benedino: «E che poi non si lamentino se il nuovo governo regionale metterà in pratica politiche che a loro non piacciono». E perché mai? certo che ci lamenteremo e stia pur certo che non ci limiteremo a farlo nei salotti.
Se pensiamo al nostro territorio non è difficile immaginare che le tante scelte imposte dalle lobbies d’affari a Ghigo e tali e quali sostenute poi da Bresso possano trovare un nuovo paladino in Cota. Anche se immaginare per l’Eporediese una situazione peggiore dell’attuale è difficile.
In materia d’occupazione la sinistra di potere ha da tempo bruciato o imbrogliato le carte (vedi PPA, Silfab, Mediapolis). La speculazione edilizia, nell’area ex Montefibre e a Ivrea est, e strutture costosissime e dannose come il Movicentro sono una realtà. Altre opere devastanti, dal traforo di Montenavale al peduncolo, sono annunciate. La cementificazione più selvaggia è in parte avvenuta e in parte programmata. Ma qui mi fermo perché noi, e non solo noi, abbiamo ormai scritto in merito tante e tante pagine; anche se Benedino non le considera significative. O più semplicemente non lo interessano, dal momento che non mi sembra di averlo mai incontrato nelle sedi in cui negli ultimi anni si è discusso di questi temi.
Forse Benedino non comprende la realtà perché non la conosce; perché come il suo partito ha perso da un pezzo il polso della situazione. Non capisce per esempio che la gente è stanca di vecchie candidature, di nomi che da decenni sono sempre uguali. Tant’è che rimpiange persino Ricca, uomo della prima repubblica con tanto di medaglia conquistata sul campo di tangentopoli (“un uomo che ha fatto tanto per il territorio”… esattamente come dicono di De Mita e Mastella i loro conterranei).
Non capisce soprattutto il fenomeno di noi, ultimi arrivati sulla scena politica, che riusciamo a fare una campagna elettorale in Canavese con 1.700 euro e pubblichiamo il bilancio il giorno successivo alla campagna; mentre ci sono amici suoi che possono offrire il pranzo in un hotel di Caluso a 800 amici elettori.
E non capisce, o non vuol capire, che quella che definisce “antipolitica” o politica di protesta è semplicemente una proposta politica diversa, che non sarebbe tale se fagocitata sul nascere dalla scelta obbligata tra le due ricette storiche che hanno condotto il paese alla catastrofe.
In conclusione mi sembra sintomatico che mentre nella parte più critica del PD fermenta in questi giorni un dibattito, la parte più coinvolta nella brutta politica degli ultimi anni, la nomenklatura insomma, non ammetta le proprie responsabilità e cerchi persino di scaricarle su terzi. E se qualcuno comincia oggi a pensare che quella parte conservatrice – che è la medesima che avrebbe regalato la Puglia alla destra pur di non cedere il passo all’alternativa popolare di Vendola – debba essere messa sotto processo, un po’ si debba anche a noi.
Che è poi proprio quello che i Benedino non ci perdoneranno mai.
Beppe Gillio
One Response to “REPLICA A UN GIOVANE “VECCHIO””












Grazie Beppe.
Ottima replica!
Complimenti per la pacatezza e la sintesi.
Lettura da consigliare a tutti quelli che dicono “Il PD ha perso grazie a M5* ”
Ciao.
Dario