Nov 19 2009
LE CONTRADDIZIONI DI MEDIAPOLIS E LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA
Leggo in Localport gli interventi su Mediapolis di Borla (PDL) e Spiller (UDC). E osservo con interesse che per la prima volta il compatto fronte degli ottimisti s’incrina.
Borla sostiene infatti che la realizzazione del mega insediamento ludico-commerciale è in forse perché «non vi sarebbero i finanziatori. Ma loro [Provincia e Regione] continuano a raccontarci che verrà fatto e che porterà mille posti di lavoro. E la gente ci crede e spera». Dal canto suo Spiller condivide i dubbi, pur aggiungendo: «sono a favore del progetto, a maggior ragione se – come sostenuto da Saitta – porta 1.100 nuove assunzioni e un indotto di 3.000 unità».
Perplessità più che legittime, ma anche piuttosto intempestive dal momento che era prima della sottoscrizione dell’accordo di programma tra enti locali e Società Mediapolis che occorreva pretendere dal privato precise garanzie e soprattutto un serio e vincolante piano occupazionale. Richiesta peraltro caldeggiata dai Grilli Eporediesi, ahinoi senza risultato, per tramite di interpellanze in Regione (Turigliatto) e Provincia (De Masi e Tangolo).
Se gli amministratori pubblici, di governo e d’opposizione, avessero formulato una simile richiesta, anziché fidarsi di semplici parole, oggi non ci troveremmo a parlare del nulla.
Vero è che la Società non sarebbe stata in condizioni di dare risposte, dal momento che il suo ruolo è ormai soltanto quello di proprietaria di un’area e di intermediaria d’affari, senza responsabilità imprenditoriali dirette. Ma proprio per tal ragione un piano occupazionale credibile doveva essere prodotto e sottoscritto da quei partners più volte evocati dalla Società medesima come responsabili della realizzazione e gestione del parco.
A meno che quei partners non siano mai esistiti. E in tal caso la sottoscrizione dell’accordo di programma sarebbe un atto politico ancora più scellerato per aver suscitato nel nostro disastrato territorio aspettative di lavoro tanto forti quanto vane.
Spiller si pone anche il problema di una localizzazione alternativa dell’insediamento. Preoccupazione sacrosanta, benché tardiva, ma anche un po’ ingenua perché l’operazione Mediapolis non nasce da un puro e semplice progetto imprenditoriale, ma dall’intendimento di rendere edificabile in Albiano una poco produttiva superficie di 500.000 mq. di terreno, ereditati dalla defunta Olivetti.
E proprio per questa ragione noi Grilli chiedemmo, nell’interesse sia dei contrari all’opera sia dei favorevoli, che l’accordo di programma accogliesse la clausola del ritorno dei terreni all’originaria destinazione d’uso agricolo nel caso in cui la realizzazione del parco non fosse giunta a compimento. Col duplice fine di verificare le effettive intenzioni della Società nonché di sventare nel futuro possibili manovre speculative.
E invece la demagogia dei politici ha ancora una volta disastrosamente prevalso sul senso di responsabilità.
Beppe Gillio
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