Set 29 2009
IL LAGNO DEL CIGNO: ALTRE OSSERVAZIONI SULL’INTERVISTA A FIORENZO GRIJUELA
Sulle improvvide dichiarazioni rilasciate a “La Stampa” dall’ex sindaco d’Ivrea ho già avuto modo di esprimere un giudizio, a caldo, in un’intervista di Rete Canavese. Ma credo che contenuti e tono dell’intervento meritino qualche altra parola.
Proprio nel momento in cui s’avviava la raccolta di firme per la deliberazione popolare a favore di alternative al traforo di Montenavale, Grijuela è tornato a cantare le lodi dell’opera. E ciò dopo aver premesso che «basta viaggiare per vedere come in altre realtà puntino sui cambiamenti, sulle grandi infrastrutture. Invece da noi questo non accade: in tutta Italia è così».
Io pure ho recentemente viaggiato un po’, ma ho visto cose alquanto diverse. Per esempio non ho conosciuto una città d’Europa – piccola, media, grande – dove non si sia tentato di eliminare il traffico pesante d’attraversamento con circonvallazioni o percorsi alternativi. Cioè con soluzioni esattamente contrarie a quella di un traforo che incentiverebbe anziché dirottare dal centro urbano l’inquinante flusso.
Oltre che nella percezione visiva mi sembra che Grijuela accusi qualche disturbo in quella temporale. Eh sì, perché parla di modernità a proposito di indirizzi urbanistici in realtà obsoleti di qualche decennio. Evidenza che gli sfugge del tutto facendogli affermare: «parte di Ivrea è una città che ragiona ancora col vecchio stile e manca di coraggio».
Se per coraggio s’intende la determinazione a fare qualsiasi cosa – purché costosa, impattante, inutile o dannosa – allora Grijuela ha ragione. Ma non si adonti, e soprattutto non insolentisca, se parte della città non condivide questi assunti.
Anche perché si tratta di assunti fragilissimi, come quello che lo porta a escludere la liberalizzazione dell'autostrada in alternativa al traforo: «Un'assurdità. Chi paga i costi che graveranno sull'Ativa, l'ente che gestisce l'A5?». Ma evidentemente non ha mai riflettuto, o voluto riflettere, sul fatto che quei costi sarebbero inferiori non solo a quelli del traforo, ma persino a quelli della sua semplice manutenzione ordinaria.
L’ex sindaco si compiace del progetto del peduncolo: opera abnorme che da tempo poteva – anzi, doveva – essere realizzata, ma migliorando l’esistente e non ipotizzando tra Ivrea e Burolo una somma di carreggiate in competizione con la larghezza della tangenziale di Torino. Incoraggiando peraltro un ulteriore consumo di suolo agricolo a beneficio di nuove aree commerciali o industriali, contigue a quelle già oggi soggette a crescenti abbandoni.
E la lunetta ferroviaria che avrebbe dovuto collegare Ivrea a Torino, bypassando la stazione di Chivasso? Panacea d’ogni male secondo Grijuela e in realtà un autentico delirio non solo perché avrebbe recato danno all’utenza in direzione di Milano, non solo perché l’allargamento dell’autostrada e la linea dell’alta velocità costituiscono ora un quasi invalicabile sbarramento (come prova il progetto della lunetta di RFI rifiutato dall’autorità regionale), ma perché sarebbe stato del tutto inutile considerato che in futuro le motrici diesel provenienti dalla linea non elettrificata Aosta-Chivasso non potranno accedere alla stazione sotterranea di Porta Susa. Ragion per cui se la lunetta fosse stata realizzata si sarebbe reso necessario un trasbordo dei viaggiatori a Stura invece che a Chivasso con l’esito di uguali tempi di percorrenza. Peccato che chimere di tal fatta abbiano fino ad oggi bloccato il raddoppio della tratta Caluso-Chivasso, la cui mancanza rappresenta la principale causa dei giornalieri intollerabili ritardi.
Nemmeno la vicenda del traforo del Crist ha insegnato qualcosa a Grijuela. Una parte della città è insorta, legittimamente preoccupata per i possibili danni che potrebbero subire le proprie abitazioni, ma a suo fianco si sono ritrovati tutti quei cittadini che respingono fermamente la scelta di metodi occulti da parte delle amministrazioni e il rifiuto predeterminato al confronto con la cittadinanza in merito alle opere pubbliche. E i cittadini hanno molto da dire e, come si è visto all’assemblea della settimana scorsa, persino molto da insegnare ad amministratori e tecnici.
Sembra infine ben comprensibile anche il “decisionismo” di cui si dice orgoglioso Grijuela: una via facile per sfuggire al confronto, soprattutto quando al confronto ci si presenta armati di pochi, logori, spuntati luoghi comuni.
No, caro Grijuela, in questi ultimi anni la città non è rimasta «ostaggio di chi grida di più», ma di un sindaco che oltre ai misfatti ricordati ha cancellato la parola “partecipazione”, ha cercato di imporre un inceneritore, ha favorito la speculazione e gli orrori dell’area ex Montefibre, è stato responsabile di un piano regolatore che ha reso edificabile l’inedificabile anziché promuovere il recupero dell’esistente, è stato complice o coautore di scempi come quello di Via Palma o dell’immane disastro del Movicentro, con annesse privatizzazioni di marciapiedi pubblici.
Vivaddio quel tempo è finito e adesso sì che la città ha forte desiderio di futuro.
E
di prendere le distanze da un passato in cui i forti interessi dei
pochi hanno costantemente riscosso più attenzioni di quelli
dell’intera collettività. di Beppe Gillio
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