Lug 28 2008
PERCHÉ LA SCELTA DELL’INCENERITORE È UNA FOLLIA
Riflessioni a partire dai dati sulla gestione dei rifiuti in Canavese
Non è trascorso molto tempo da quando su Ivrea incombeva, per dissennate scelte politiche, la minaccia di realizzazione di un’inceneritore, capace di bruciare annualmente 300.000 tonnellate di rifiuti.
Grazie all’impegno dei cittadini e delle associazioni ambientaliste non solo il pericolo per il Canavese è fortunatamente scongiurato, ma oggi è in forse anche la realizzazione del secondo impianto in provincia di Torino.
Tuttavia sono ancora in molti a non rendersi pienamente conto della grande pericolosità nonché antieconomicità di un inceneritore, realtà del resto fortemente minimizzata da un’informazione pilotata.
A queste persone occorre rivolgere un invito alla riflessione e al confronto e proporre un’informazione corretta.
Si sorvolerà in questo intervento sui gravi rischi per la salute dovuti alla combustione di sostanze tossiche o di fuoriuscite di diossina o di emissioni di polveri sottili, relativamente ai quali esiste una letteratura scientifica ormai imponente.
Mentre si dirà degli elementi di illogicità e antieconomicità dello smaltimento per combustione partendo dalla considerazione dei dati offerti dalla raccolta differenziata dei rifiuti in Canavese.
Una raccolta che nonostante la mancanza di un’adeguata sensibilizzazione e, soprattutto, dell’introduzione di efficaci incentivi, ha oggi raggiunto l’eccezionale traguardo del 70%.
Percentuale che, anche se agevolmente migliorabile, è già molto alta, soprattutto considerando che non tiene conto delle precedenti quote di organico e di sfalci che in molti comuni sono assorbite, in misura crescente, dal compostaggio domestico.
Consideriamo dunque i dati relativi alle quote di differenziato canavesano per porre alcune semplici domande.
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