Ott 11 2009
ERA CERULEA, ORA È LURIDA
ERA CERULEA, ORA È LURIDA
Fetide esalazioni ammorbano il tratto di sponda della Dora antistante il cancello del Liceo Gramsci. Ovvero un luogo attraversato ogni giorno da centinaia di studenti nonché deputato allo sbocco di una panoramica e salutare passerella pedonale, a collegamento delle due sponde.
Qui, infatti, un getto vigoroso convoglia nel fiume, a cielo aperto, le regalie fognarie di Ivrea sud.

La sponda della Dora antistante il Liceo Gramsci
Oggi in quest’area sono realizzati o sono in corso di realizzazione complessi interventi di viabilità e insediamenti residenziali e terziari, ma nessuna previsione di impianti di depurazione risulta in agenda.
Tutto ciò ai nostri giorni, mentre ricordo che a Ivrea 2000 – la Società che nel 1985 aveva rilevato l’area ex Montefibre – era fatto obbligo non solo della realizzazione delle opere di urbanizzazione ma anche, per l’appunto, di un impianto di depurazione per scarichi civili ed assimilati, da realizzarsi nella stessa area del PP3 o in area esterna.
Quando nel 1992 la Società Parco Dora Baltea subentrò a Ivrea 2000, le condizioni dell’accordo con il Comune divennero estremamente più vantaggiose per il privato (come peraltro denunciato dai recenti interventi dell’ex consigliere comunale Tognoli e del consigliere Pagani). Fu così che la realizzazione dell’impianto venne inopinatamente scontata e dimenticata.
L’allora onnipresente e onnipossente Olivetti Multiservices, che agiva dietro la nuova società immobiliare, era evidentemente riuscita ad assicurarsi ulteriori agevolazioni, anche se con spregiudicatezza mercantile eccessiva considerando che i futuri abitanti dei contigui edifici residenziali dovranno chiudere le finestre, al primo alito di vento da nord, se non vorranno odorare i malsani effluvi delle non più cerulee acque.

Un fiume cloaca: particolare dello scarico fognario.
La rinuncia da parte del Comune a impegnare o a co-impegnare nella realizzazione di un depuratore una Società privata che pur traeva utili assai cospicui dall’operazione (anche come beneficiaria di un finanziamento Cee per le opere infrastrutturali nonché di una concessione ad edificare nelle zone verdi della Sacca) è ancora più deprecabile alla luce di una totale latitanza degli enti pubblici nella tutela della salute del fiume.
Non conosco studi recenti, ma credo che poco sia mutato dal 2002, anno di pubblicazione da parte dell’A.R.P.A. di uno Studio ecosistemico del tratto piemontese della Dora Baltea (http://www.arpa.piemonte.it/upload/dl/Pubblicazioni/dorabaltea.pdf) che elenca un impressionante numero di recapiti fognari in corso d’acqua superficiale proprio nella zona d’Ivrea (cfr. p. 26).
Ovvero in una zona che sotto questo profilo è in stato d’allarme o per carenza di risorse da investire o per semplice incapacità di previsione e di pianificazione d’interventi.
Uno stato, comunque, che in nessun modo legittimava il generoso assecondamento di avidità imprenditoriali a discapito di più civili necessità.
Beppe Gillio
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