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Apr 30 2008

Intervista a Beppe Grillo

Published by Eth0 under Politica, V-Day

Perché non voto

Intervista a Beppe Grillo tratta da Internazionale 739, 10 aprile 2008

L’unico programma di cui abbiamo bisogno si riassume in una parola: meno. Meno lavoro, meno energia, meno materiali. Ma i partiti non ne parlano

Non voterò alle prossime elezioni anche perché nessuno dice cosa farà affinché nel 2050 l’Italia sia un paese vivibile, in un mondo vivibile. Facciamo danni che durano millenni, come non era mai successo prima.

È questa la grande novità della tecnologia. I politici, quindi, devono darsi degli obiettivi che siano molto più in là di una legislatura. Quasi tutti i peggioramenti della nostra vita hanno un’unica causa: troppa economia. Troppa energia, troppo petrolio, troppi materiali, troppo inquinamento, troppi rifiuti, troppa pubblicità, troppa corruzione, troppo stress, troppo lavoro.

Contro questi eccessi bisogna agire subito. Il risultato dovrebbe essere: meno economia, più vita, “less stuff, more fun”, come dice l’associazione New american dream (newdream.org). Tra i paesi industriali, l’Italia è al primo posto per cemento, automobili e telefonini, ma tra gli ultimi per la felicità dei suoi abitanti.

Se usassimo meno energia e meno materiali, ci basterebbe lavorare meno e vivremmo meglio. Faremmo meno danni e risparmieremmo milioni di ore di lavoro, che oggi usiamo per rimediare a quei danni. L’economia servirebbe a far star bene le persone, non il contrario.

Oggi consumiamo per poter vendere, vendiamo per poter produrre, produciamo per poter lavorare. È il contrario di come hanno funzionato finora tutte le civiltà. Spendiamo in pubblicità mille miliardi di euro all’anno per convincere persone che non ne hanno i mezzi a comprare cose di cui non hanno bisogno. I politici dovrebbero impegnarsi da subito su tre obiettivi: meno energia, meno materiali, meno fatica.

Meno energia! Dei tre obiettivi, è il più importante. In Europa consumiamo seimila watt a testa ogni anno. È come avere 60 lampadine da cento watt accese giorno e notte. Più di metà di quest’energia va sprecata. Riducendo gli sprechi si può ridurre il consumo senza diminuire il benessere.

Entro il 2050 possiamo scendere a 2.000 watt per abitante, come negli anni sessanta. Perché 2.000? Primo: 2.000 watt è il consumo medio della popolazione mondiale; non aumentarlo vuol dire non peggiorare la situazione.

Se vogliamo permettere a quattro miliardi di persone di vivere meglio, dobbiamo consumare meno. Secondo: una “società da 2.000 watt” è, per esempio, l’obiettivo della Svizzera per il 2050 (novatlantis.ch), adottato dal governo nel 2002 (snipurl.com/23p2d).

In Svizzera ci sono novemila edifici a basso consumo, costruiti secondo lo standard nazionale “minergie” (minergie.ch/it), e centomila riscaldati con le pompe di calore (geothermie.ch).

Meno materiali! Per ogni italiano si prelevano ogni anno 36 tonnellate di materie prime, che per tre quarti tornano nella natura entro un anno sotto forma di rifiuti o emissioni.

Gran parte di questi scarti sarebbe utile per costruire nuovi prodotti. Invece li mescoliamo, li disperdiamo, li seppelliamo, cerchiamo di bruciarli. Basterebbe che ogni ramo industriale riprendesse i prodotti che ha fabbricato e gran parte dei materiali si potrebbe riutilizzare. In Svizzera potete riportare gli elettrodomestici in qualunque negozio.

Secondo l’Istituto del fattore dieci (factor10-institute.org) i paesi industriali possono ridurre di dieci volte l’uso di materie prime entro il 2050, un obiettivo raccomandato anche dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (snipurl.com/23p33). Basterebbe tassare meno il lavoro e più i materiali, i combustibili e le emissioni.

Questa strategia, già in atto in alcuni paesi, si chiama Riforma fiscale ecologica (snipurl.com/23s22). Chi vuole impegnarsi a promuoverla in Italia? Entro il 2050, venti tonnellate per abitante. È possibile, ma bisogna cominciare adesso.

Meno lavoro! Grazie all’ingegno umano e alla legislazione sociale, oggi si lavora metà delle ore di cento anni fa e si produce dieci volte di più. Da secoli, progresso significa usare l’aumento di produttività per fabbricare più merci e diminuire la fatica.

Secondo alcuni, però, quest’ultimo vantaggio del progresso oggi deve fermarsi: l’aumento della produttività dovrà servire solo ad aumentare le merci, mantenendo costanti le ore di lavoro o addirittura aumentandole. Un quarto del lavoro, tuttavia, crea prodotti inutili o dannosi e un altro quarto è usato per cercare di riparare ai danni fatti.

Se non producessimo tanto e se facessimo meno danni, lavoreremmo la metà. Lo sosteneva già John Maynard Keynes nel 1930: entro un secolo quindici ore la settimana sarebbero bastate (snipurl.com/23p3v). Quale partito vuole raggiungere questo traguardo? Venti ore alla settimana di lavoro entro il 2050, meglio distribuite tra chi lavora troppo e chi è disoccupato.

Per perseguire questi obiettivi occorrono decine d’iniziative. Ma il programma si può riassumere in una parola: meno. Meno energia, meno materiali, meno lavoro. Al momento non mi sembra ci siano partiti capaci di portarlo avanti. Se ne conoscete uno, buona fortuna. Intanto, l’unico “più” di cui abbiamo bisogno è più conoscenza, più libertà d’informazione. V-day il 25 aprile!

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Apr 15 2008

V2-Day. Libera informazione in libero Stato

Published by Doppio under Informazione, V-Day

Dopo il successo del primo V-Day, che ha chiamato gli Italiani alla protesta contro il declino della classe politica, Beppe Grillo ha lanciato nuove proposte referendarie incentrate sul tema del monopolio dell’informazione.

Il 25 aprile, in tutta Italia, gli amici di Grillo raccoglieranno firme di sottoscrizione di tre referendum per:

- l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, organo di casta che nega il diritto di tutti ad essere parte attiva nell’informazione;

- l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria, che sperpera ogni anno milioni di euro anche a beneficio di testate insignificanti e che costituisce una forma mascherata di finanziamento dei partiti;

- l’abolizione della legge Gasparri, che spartisce iniquamente l’informazione tra la RAI lottizzata dai partiti e Mediaset.

I Grilli Eporediesi raccoglieranno le firme dei cittadini, dalle ore 10 alle ore 18, ad Ivrea in piazza Ottinetti.

Scarica e diffondi il volantino

Approfondisci i quesiti referendari

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Apr 02 2008

Te lo do io il Sindaco!

Published by Doppio under Informazione, Ivrea, Politica

Tra breve ad Ivrea ci saranno le elezioni amministrative.

Nello spirito di informarci ed informare, abbiamo realizzato una video-intervista a tutti i sei candidati sindaco (che ringraziamo per la disponibilità).

I risultati, molto interessanti, di queste interviste sono disponibili cliccando qui, oppure a richiesta su DVD (mandateci una e-mail).

Qui di seguito trovate le domande che abbiamo posto. Mancano volutamente domande sul servizio ferroviario; sapevamo che l’associazione pendolari avrebbe partecipato ad un incontro specifico e non volevamo sovrapporci, ma saremo lieti di ospitare le loro eventuali considerazioni.

1) Si presenti.
2) Cosa la spinge a candidarsi a sindaco di Ivrea?
3) Nel caso venisse eletto sindaco lei si sentirebbe un dipendente dei cittadini di Ivrea o il primo cittadino?
4) Quali sono i quattro principali problemi di Ivrea?
5) Quali sono le principali risorse di Ivrea?

6) il pane che avanza lo mangia il giorno dopo o lo butta?
7) Più strade o più mezzi pubblici? Perché?
8) Che mezzi usa per spostarsi?
9) Ritiene che sia fondamentale ridurre il traffico nel suo comune? In che modo?
10) Ha mai preso delle multe? Se si’ quante? (divieto di sosta, eccesso di velocità, ecc..) Quante?
11) Intende incentivare l’uso dei mezzi pubblici? Come?
12) Intende rendere gratuito il trasporto pubblico cittadino come nel comune di Sesto San Giovanni?
13) Traforo di Montenavale si o no? Perché?
14) Quante ore al giorno dedicherà all’attività di sindaco?
15) E’ disposto a dichiarare in anticipo la composizione della sua giunta comunale? Se si, chi sono i designati?

16) E’ disposto, dopo due anni di mandato, ad indire un referendum per sottoporsi al giudizio dei cittadini? Se il giudizio fosse negativo si impegnerebbe a dimettersi?
17) Durante il suo mandato intende introdurre meccanismi di democrazia partecipativa? Se si, quali? Li ha utilizzati per la stesura del programma della sua lista?
18) Su temi di importanza strategica o non presenti nel suo programma intende consultare la cittadinanza?
19) In qualità di sindaco riconfermerebbe in una carica pubblica una persona condannata in primo grado di bancarotta fraudolenta, come nel caso Vaccarono?
20) Intende pubblicare sul sito internet del comune i bilanci delle società pubbliche o partecipate?
21) Chi fa la spesa lei o sua moglie/partner? Dove preferisce fare la spesa: grande supermarket, negozietto sotto casa, cascina del contadino?

22) Inceneritore si o no?
23) (Inceneritore si o no?) Perché?
24) Sa che l’inceneritore ha dei rischi per la salute ?
25) Cosa pensa di fare per promuovere la riduzione dei rifiuti ?
26) Per ridurre gli imballaggi, pensa di incentivare l’uso di distributori alla spina?
27) Crede che la raccolta differenziata vada potenziata? Che percentuali intende raggiungere? Se si’Come?
28) Per il pagamento dei rifiuti meglio tassa o tariffa? Se tariffa, entro quando?
29) Ritiene l’attuale servizio di gestione della raccolta rifiuti soddisfacente ?
30) Sarebbe disposto ad appoggiare e promuovere un progetto alternativo di gestione rifiuti redatto da cittadini singoli e/o associazioni di cittadini?
31) Prevede un piano per ridurre i consumi energetici degli edifici pubblici?
32) Per ridurre i consumi energetici degli edifici pubblici intende avvalersi delle ESCO?
33) Prevede di imporre regole per garantire l’efficienza energetica degli edifici di nuova costruzione?
34) Pensa di incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili? Come?
35) Aiuta sua moglie o partner a fare le pulizie di casa? Se si qual’è la cosa che NON le piace pulire?
36) Ritiene che l’acqua debba essere un bene pubblico o si può privatizzare?
37) Cosa pensa del piano di sviluppo strategico del Canavese? Lo ritiene uno strumento adeguato?
38) Cosa pensa di fare per lo sviluppo economico del Canavese?

39) Intende incentivare l’assistenza agli anziani? Come?
40) Pensa che le aree verdi della città siano sufficienti? Se no, ha già fatto dei progetti per ampliarle?
41) Cosa ne pensa del problema dell’immigrazione e come intendete affrontarlo?
42) La sicurezza, un tema sentito a livello nazionale …. e ad Ivrea?
43) Come vede la situazione dei giovani di Ivrea e cosa pensa di fare per loro?
44) Apprendiamo dai giornali che l’università lascerà Ivrea, cosa pensate di fare in merito?

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Mar 31 2008

Comunicato Stampa - Pino Masciari

Published by Doppio under Legalità, Pino Masciari

Riportiamo integralmente dal suo blog:

L’IMPRENDITORE CALABRESE GIUSEPPE (PINO) MASCIARI TESTIMONE DI GIUSTIZIA LASCIA LA LOCALITA’ PROTETTA SENZA SCORTA PER RECARSI IN CALABRIA COME FORMA ESTREMA DI PROTESTA IN ATTESA DELLA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI E CONTEMPORANEAMENTE CHIEDE PER LA FAMIGLIA ASILO POLITICO O ADOZIONE AD ALTRO STATO

Sono un imprenditore calabrese che non si è piegato al racket, che ha denunciato, fatto arrestare e condannare decine di appartenenti al sistema `ndranghetista con le sue collusione all’interno delle Istituzioni. Inserito nel Programma Speciale di Protezione a partire dal 17 Ottobre 1997, portato via dalla Calabria e da allora sprofondato in un tunnel senza via d’uscita: in questi 11 anni non si contano i comportamenti omissivi tenuti dalle Istituzioni preposte alla mia protezione, contrari alla legge e prima ancora alla dignità della persona. Abbandonato al mio destino insieme con la mia famiglia, isolati, esiliati dalla propria terra, privati delle imprese edili e del proprio lavoro (mia moglie è un medico-odontoiatra).

Prima mi hanno tolto il pane, poi mi hanno tolto la libertà, infine la speranza.

Dopo 11 lunghi anni di attesa e di fiducia nelle Istituzioni oggi devo ammettere che non ci sono le condizioni perché la mia famiglia continui a restare ancora in Italia considerando la situazione di abbandono e l’assenza dei settori preposti alla protezione, che sarebbe dovuta avvenire in modo vigile e costante nella località (per così dire) protetta.

La conclusione è che mi ritrovo facile bersaglio insieme alla mia famiglia della vendetta mafiosa, nell’allarmante contesto di ‘ndrangheta, acceso e dilagante.

Pertanto chiedo formalmente al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro dell’Interno Giuliano Amato e al Viceministro dell’Interno Marco Minniti con delega alla Commissione Centrale ex art. 10 L. 82/91 di risolvere tempestivamente prima della consultazione elettorale la mia annosa vicenda, garantendo il diritto al lavoro e la sicurezza presente e futura per me e la mia famiglia.

Contemporaneamente chiedo formalmente ad una qualsiasi delle Nazioni dell’Unione Europea o altra Nazione l’ADOZIONE della mia famiglia, per mia moglie ed i miei due figli, perché si prenda cura di loro con la dovuta sicurezza.

Io no! Scelgo di rimanere nel mio paese, a rischio della vita, per proseguire la strada della denuncia civile e legale dell’impotenza delle Istituzioni, che alle parole non fanno seguire i fatti concreti e per raccontare la verità sulla lotta alla mafia in Italia: chi non scende a compromessi con le dinamiche mafiose deve essere fatto fuori, in un modo o nell’altro.

Lascio dunque in data odierna la località protetta per arrivare in Calabria ed affrontare quello che sarà il mio destino, mantenendo almeno fino in fondo la dignità che in questi anni ho difeso dagli attacchi prima della `ndrangheta e poi delle Istituzioni. Poi sarò davanti ai “Palazzi” di Roma e al TAR del Lazio dove giace vergognosamente arenato da più di tre anni il ricorso contro lo Stato che mi ha revocato ingiustamente il programma di protezione, che equivale alla condanna a morte.

Lo farò in giro per l’Italia, fiducioso di trovare al mio fianco i tanti cittadini, associazioni, gruppi e Meetup, le forze sane delle istituzioni e della politica che ho incontrato in questi lunghi anni, che condividono la mia scelta e che si riconoscono nei valori della legalità e della giustizia.

La COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, già nella scorsa legislatura, la quattordicesima, aveva analizzato ed esaminato approfonditamente “il caso dell’imprenditore Giuseppe Masciari“, riconoscendo le ragioni di quanto esposto, (si rimanda ai seguenti documenti: Approvazione della Relazione del Comitato TESTI del 9 marzo 2005- Resoconto Stenografico della 69° seduta del 14 giugno 2005 - approvazione della Relazione di Minoranza del 18 gennaio 2006, pag. 72 “Testimoni di giustizia: una risorsa umiliata”).

L’attuale COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, quindicesima legislatura, nella Seduta di martedì 19 febbraio 2008 ha approvato la Relazione annuale sulla ‘ndrangheta (Rel. On. Forgione) e la Relazione sui testimoni di giustizia (Rel. On. Napoli), che ha fatto emergere “le gravi cadute di efficienze del sistema di protezione dovute spesso a inettitudine, trascuratezza ed irresponsabilità” per questo “Lo Stato recuperi il terreno perso nei confronti di chi ha mostrato di possedere uno spirito civico esemplare“. Ha riconosciuto il rispetto dei diritti dei testimoni di giustizia, risorsa da premiare e non da umiliare. Nella relazione sulla `ndrangheta ha dichiarato la pericolosità mondiale di tale struttura criminale.

Le Istituzioni, la politica, Confindustria, raccolgono collezioni di buone intenzioni cui non seguono fatti concreti. Non ho bisogno di pacche sulle spalle, ma di sicurezza, impiego e futuro per me e soprattutto per la mia famiglia.

Se si permette che chi ha scelto di stare dalla parte della Giustizia maturi solo disagi diventando esempio tangibile del fallimento di una rapida risposta dello Stato, ciò non rappresenta una sconfitta solo per Pino Masciari, ma una sconfitta per l’Italia intera, una vittoria per la `ndrangheta, che ha continuato e continua a fare imprenditoria moltiplicando i suoi guadagni, tanto è vero che in Calabria ha un bilancio di 35 miliardi di euro sporchi, mentre al sottoscritto non gli viene restituito il diritto di ritornare a fare l’imprenditore. Addirittura il Ministero dell’Interno con delibera del 28 luglio 2004, così afferma: “non consente di autorizzare il rientro del testimone di giustizia Masciari Giuseppe e del suo nucleo familiare nella località di origine ritenuto che sussistono gravi ed attuali profili di rischio“.

Una sconfitta per lo Stato Italiano, un messaggio devastante per chi domani si trovasse a decidere se denunciare o abbassare la testa di fronte alle intimidazioni mafiose. .

Confermo fino alla fine e con fermezza che non ho alcun rimpianto per ciò che ho fatto, perché ritengo che la denuncia sia atto doveroso di ciascun cittadino che appartenga ad uno Stato che possa ancora considerarsi di diritto.

Lì 31 marzo 2008

Per contatti:

pinomasciari@gmail.com
http://www.pinomasciari.org
Davide + 39-348-8079996
Roberto +39-347-5129117

 

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